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SAMKARA Burned

SAMKARA

(Fonte: flickr.com - autore jarmotuisk - opera Shiva Gangeses, Rishikesh - con licenza Creative Commons)

SAMKARA:
Filosofia vedanta introduzione

La realizzazione cioè l’unione con il supremo Brahman (Dio) non è cosa facile,non è cosa di giorni e ne di anni.
E’ un percorso lento e difficile,pieno di ostacoli (molti creati dalla nostra stessa mente) che dura tutta la vita o innumerevoli vite.
La liberazione che si ottiene (se si ottiene) il frutto di moltissime lotte passate per l’evoluzione spirituale del nostro essere a tutti i livelli.
Dice la Bhagavad Gita:
“Mille e più si sforzano per conoscermi e si avvicinano alla perfezione ma solo uno di questi riesce a conoscermi nell’essenza”.
Per la liberazione ci sono tre presupposti:
La nascita in un corpo umano (preziosa opportunità), l’ardente volontà di liberarsi (che non è desiderio),la protezione e la guida di un saggio realizzato (Maestro – Guru).
Quindi un essere umano che possiede anche solo i primi 2 presupposti e non si sforza per ottenere la liberazione,perde veramente il suo tempo e si dice che commette suicidio.
E’ lo scopo stesso della vita;si lo scopo è l’evoluzione spirituale,è sperimentare Dio in tutti i suoi aspetti.
Altrimenti viviamo schiavi delle nostre paure e dei nostri schemi comportamentali che danneggiano noi stessi e chi ci sta vicino.
Nel precorso l’io perde tutti i suoi finti sostegni e piano piano svanisce.
Tutto finisce anche il concetto di Divinità personale che è sempre una distorsione dell’ego.
Siamo liberi quando riconosciamo e viviamo la nostra autentica individualità che è compiutezza e beatitudine.
E’ la stessa natura del Brahman (Dio).
Lo yoga nel vedanta non è altro che l’unione del atman individuale (anima) all’atman universale (Brahman).
E’ riconoscere che noi siamo quella divinità da sempre e che non c’è separazione.
Si dice nella Gita:” Quando l’uomo non è più vincolato agli oggetti sensoriali,ne alle azioni (meriti - aspettative) e ha rinunciato ad ogni sua progettazione (progetti dell’io),vien detto Yogi”.

(Fonte: flickr.com - autore mahakumbha - opera Tantra - con licenza Creative Commons)

Il praticante deve appoggiarsi sempre al proprio discernimento;per questo non occorre una istruzione accademica elevata.
L’importante per il praticante è il giusto atteggiamento mentale e la pratica spirituale corretta.
Brahma nella gerarchia degli esseri rappresenta l’entità più elevata essendo egli la causa prima di tutto.
La meta del praticante è la coscienza di Brahma, per questo la mente deve essere tranquilla (pacificata),non perché c’è una forma di auto imposizione ma perché il discernimento ha messo in evidenza la non realtà degli oggetti sensibili.
Il praticante entra in uno stato mentale dove accetta gioiosamente il proprio Karma (Titiksa);perché riconosce che ogni cosa nella sua vita è al posto giusto.

Ci sono quattro mezzi e sei virtù qualità:
Discriminazione tra reale e irreale
Distacco dai frutti delle proprie azioni
Osservare queste virtù:
Calma mentale
Auto dominio
Raccoglimento interiore
Pazienza
Fede
Fermezza mentale
Poi ancora:
Volontà incrollabile verso la liberazione.

Il discepolo si rende sempre più conto dei conflitti continui del samsara (fiamme) e si rende conto di quanti errori ha commesso in questa vita e in quelle passate.
Per questo pratica correttamente e segue fedelmente il Guru.

(Fonte: flickr.com - autore abrinsky - opera Dreads all the way down - con licenza Creative Commons)

Grazie alla corretta discriminazione e una mente concentrata si può sperimentare il sé supremo,nascosto in fondo al nostro cuore;se si continua così a lungo ci si svincola dal samsara (ciclo della nascita e della morte) anche prima della morte.
E’ il nostro sub conscio,sono le memorie passate e i condizionamenti che ti tengono legati mani e piedi alla nostra ignoranza.
Siamo noi stessi a creare fantasmi che non esistono che ci imprigionano e ci fanno soffrire.
Il metodo per liberarsi è questo: fede,devozione,meditazione.
Se queste pratiche vengono protratte a lungo forse si vince l’ignoranza per sempre.
L’illusione della vita (maya) ci fa dimenticare la nostra vera natura:bellezza,beatitudine,amore,immobilità serena.
Il realizzato non ha desideri,non produce azioni ma svela semplicemente se stesso e facendo così compie ogni cosa.
Coltivare la quiete mentale è difficile eppure possibile.
La mente durante la meditazione è un osservatore che non giudica nulla e lascia passare tutto,non è attratta da felicità o infelicità.
Solo così emerge il testimone silenzioso che sa ma non dice: sperimenta il vero nella gioia del cuore.

Felipe







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