IL KYBALION(2°parte)
(Foto di Wioletta Kowalska)
CAPITOLO NONO
VIBRAZIONE
«Niente è in riposo; tutto si muove, ogni cosa vibra».
Questo terzo grande principio ermetico, ci riporta alla verità che, in ogni cosa dell’universo, c’è movimento, che nulla è in quiete permanente, ma che tutto si muove, vibra e circola. Alcuni antichissimi filosofi greci, scoprirono e adottarono nelle loro dottrine, questo principio ermetico; purtroppo però, fu poi per secoli dimenticato da pensatori che nulla avevano a che spartire con l’ermetismo. Giunti al diciannovesimo secolo, con l’avvento della fisica, il grande principio venne riscoperto, e le ultime ricerche scientifiche, hanno ancora una volta confermato la veridicità di questo grande principio ermetico.
Quindi, non solo tutto vibra costantemente, ma le «differenze» tra le diverse manifestazioni fenomeniche del potere esistente nell’universo, sono proprio dovute al grado e al modo di vibrazione; non solo, secondo i dettami ermetici, anche il TUTTO esaminato in se stesso, sembra essere in costante vibrazione, ma con un movimento talmente rapido e così intenso, da sembrare in riposo. Si insegna, in merito, che ad un’estremità della vibrazione risiede lo spirito, all’altra, forme di materia assai rozze.
Tra questi due estremi c’è una varietà infinita di modi e gradi di vibrazione. La stessa scienza moderna ci insegna che, quel che noi chiamiamo materia o energia, si risolve in ultima analisi, in «tipi di movimento vibratorio» e molti ormai, tra i maggiori scienziati, convergono rapidamente sul pensiero occultista, secondo il quale, anche i fenomeni mentali non sono altro che diversi modi di vibrazione. Passiamo ora a considerare il punto di vista della scienza sull’argomento.
Innanzi tutto, essa ci insegna che la materia rende diversamente potenti le vibrazioni dovute alla temperatura o al calore; un oggetto, sia esso caldo o freddo, (ricordiamo che il caldo e il freddo non sono che gradazioni della stessa cosa) forma vibrazioni di calore, quindi è in un certo movimento; avviene quindi che ogni particella di materia, dal corpuscolo ai soli, sia in movimento. Molti dei pianeti che ruotano intorno ad un sole, hanno anche moto di rotazione su se stessi. Così i soli si muovono at- torno a più grandi punti centrali, i quali, a loro volta, ruotano su punti più grandi ancora, e così via, fino all’infinito. Anche le molecole che compongono ogni specie di materia sono in eterno movimento vibratorio, le une intorno alle altre. Così gli atomi, formati di ioni, elettroni, neutroni, sono in stato di rapidissimo movimento e vibrazione circolatorio.
Notiamo dunque, che ogni forma di materia rispetta il grande principio. Lo stesso discorso vale per le forme di energia. Luce, calore, magnetismo, elettricità, ci insegna la scienza, sono date dalla connessione di forme in movimento vibratorio con l’etere, e forse finanche emanate da esso. Non c’è ancora una spiegazione valida sulla natura di alcuni fenomeni, quali quello della coesione, ovvero dell’attrazione atomica; della gravitazione, il più importante e misterioso, che sarebbe poi dell’attrazione, cioè del fenomeno per cui ogni massa, ogni particella di materia, è collegata ad un’altra. Sono queste tre forme di energia ancora ignote alla scienza, eppure gli scienziati ritengono che, anch’esse non siano che manifestazioni di una qualche energia vibratoria, cosa conosciuta ed insegnata dagli ermetisti da millenni.
Quell’etere universale a cui gli scienziati non hanno ancora saputo attribuire la vera natura, è considerato dagli ermetisti come una più alta manifestazione di quella che noi chiamiamo impropriamente: sostanza eterea. Essa, ci dicono gli ermetisti, è dotata di una tenuità e un’elasticità eccezionali, e serve da mezzo di trasmissione delle onde di energia vibratoria (calore, luce, elettricità, magnetismo), attraverso lo spazio, del quale è permeata.
Potremmo quindi immaginarla come un enorme anello di connessione tra materia da un lato e forza dall’altro. Inoltre, essa ha pure un certo grado di vibrazione proprio. Ci sono scienziati che, per mostrare gli effetti delle diverse gamme di vibrazione, hanno preso come esempio una ruota, una trottola, un cilindro, imprimendo loro un forte moto rotatorio; proviamo a prendere uno di questi oggetti, rallentandone la velocità; noi possiamo vederlo, ma nessun suono, dato dal movimento, ci raggiunge. Aumentiamo la velocità: la nota sale di un tono sulla scala musicale, aumentandola ancora, la nota diventa sempre più alta. Si giunge così a completare tutta la scala: finalmente, raggiunto un certo grado di vibrazione, si arriva alla nota finale, percepibile dalle orecchie umane. Ecco che il rumore cessa a poco a poco, e subentra il silenzio. Nessun suono ci giunge dall’oggetto che ruota, essendo il suo movimento divenuto troppo alto perché le sue vibrazioni possano essere percepite dalle nostre orecchie.
Inizia allora la percezione dei diversi gradi crescenti di calore. Poi, trascorso un certo tempo, s’intravede il suo colore, che è di un rosso cupo; coll’aumentare del movimento, il rosso diventa sempre più brillante ed acceso, mutando, col progredire del la velocità in arancio e quindi in giallo. Seguono poi il verde, l’azzurro, l’indaco ed infine il violetto, dopo di che l’occhio umano non riesce più a registrare colori.. Pur tuttavia, l’oggetto continua ad emanare dei raggi invisibili; quelli usati per fotografie, ed altri ancora, quali raggi X, ecc.. Avviene allora una modificazione nella costituzione dell’oggetto; i fenomeni elettrici e magnetici, appaiono solo ad un certo grado di vibrazione. Continuano a vibrare sempre più velocemente, le molecole dell’oggetto si disintegrano, riducendosi agli elementi originali, gli atomi, i quali, a loro volta, si separano ulteriormente in corpuscoli infinitesimali, che infine scompaiono, dando luogo alla cosiddetta sostanza eterea.
Qui la scienza si ferma; ma gli ermetisti ci dicono che, aumentando le vibrazioni ulteriormente, nell’oggetto si avrebbe un’intensificazione e un passaggio per i successivi stati di manifestazione mentali, fino al ricongiungimento col TUTTO, con lo Spirito Assoluto. Ma l’oggetto muterebbe di natura, assai prima di giungere allo stadio di «sostanza eterea». Comunque la spiegazione adottata rimane valida, in quanto evidenzia gli effetti raggiungibili con la crescita del moto vibratorio. Rammentiamo che nella fase in cui l’oggetto emette vibrazioni di luce, calore, ecc:, esso non si modifica totalmente in queste forme di energia, ma la libera soltanto, grazie al suo moto, parzialmente, dall’influenza delle sue molecole, atomi e corpuscoli, Infatti, queste forme di energia, sebbene assai più alte della materia, sono da essa imprigionate, a causa delle energie che si manifestano e delle forme usate. Quindi, dicevamo, restano impigliate nelle stesse loro creazioni, cosa, d’altra parte, che avviene per tutte le creazioni; in quanto la forza creante, viene involuta, racchiusa, nella sua creazione. Ma ci è noto che, gli insegnamenti ermetici, superano grandemente le cognizioni della scienza attuale, insegnandoci che, tutto quel che è pensiero, dall’emozione alla ragione, dalla volontà al desiderio, o qualsiasi stato mentale, non può essere dissociato da vibrazioni, di cui, una parte, irraggiata all’intorno, penetra nelle altrui menti. E’ questo il processo per il quale, avvengono i cosiddetti fenomeni di telepatia, di influenza mentale e d’ogni altra forma di superiorità di una mente su di un’altra, peraltro oggi sempre più conosciuti data l’enorme diffusione delle tecniche occulte.
Poiché ogni stato mentale (pensiero, emozione, ecc.) è accompagnato dal corrispondente grado di vibrazione, esso può essere riprodotto da una forte concentrazione di volontà, singola o di più persone, proprio come si può riprodurre un tono musicale, con la vibrazione, fino ad un certo livello, di uno strumento. Allo stesso modo si può riprodurre un colore. Grazie al principio di vibrazione, e alle sue applicazioni sui fenomeni mentali, si può sensibilizzare la propria mente fino al grado desiderato, raggiungendo l’esatto controllo sulle proprie sensazioni e stati mentali, come pure su quelli altrui, inviando e riproducendo quelli desiderati, in un’altra mente.
Per riassumere, si può riprodurre anche sul piano mentale, quel che la scienza sa fare solo su quello fisico, ovvero vibrazioni all’infinito. E’ chiaro però, che per raggiungere tale potere sono necessarie opportune spiegazioni, esercitazioni, ecc.. La scienza che si occupa di tutto questo è la Trasmutazione Mentale, uno dei rami dell’ermetica. Basterà soffermarsi un attimo su quanto fin qui detto, per accorgersi che anche questo principio può essere assoggettato dai maestri e dagli adepti, quasi sapessero comandare alle leggi di natura, mentre non fanno altro che usare una legge contro un’altra, compiendo miracoli quando invece si limitano a mutare le vibrazioni di energia o di materia degli oggetti.
Giustamente disse un antico scrittore ermetico:
«chi impara ad usare il principio di vibrazione, ha in mano lo scettro del mondo».
CAPITOLO DECIMO
POLARITA’
«Tutto è male, ogni cosa ha poli; per ogni cosa c’è la sua coppia di opposti, poiché simile e dissimile sono uguali, gli opposti sono identici di natura, differendo solo di grado; gli estremi si toccano, ogni verità non è che mezza-verità, tutti i paradossi possono essere conciliati».
E’ questo il grande quarto principio ermetico, grazie al quale, gli antichi paradossi che hanno sempre assillato gli uomini, possono finalmente essere compresi. In fondo, a ben osservare, l’uomo ha sempre riconosciuto che « doveva esistere » qualcosa del genere; il che ha espresso, pur se confusamente, con massime ed aforismi: «tutto è e non è nello stesso tempo», «ogni verità è per metà falsa», «in ogni cosa ci sono due lati», «c’è un rovescio per ogni medaglia», e così via.
Per gli ermetici, fra cose che appaiono opposte, esiste solo una differenza di grado; quindi gli Opposti sono conciliabili a coppie, e «tesi ed antitesi sono identiche per natura, differendo solo di grado», il tutto avvenendo in forza del principio di polarità. I maestri ritengono che questo principio possa essere illustrato convenientemente a tutti, in base ad un esame della vera natura delle cose. Cominciamo col mostrare che materia e spirito non sono che i due poli della stessa cosa, e che gli infiniti piani compresi fra essi, non sono che « diversi gradi di vibrazione».
Anche il TUTTO e i molti sono la stessa cosa, differiscono sempre per il grado; lo stesso discorso fanno valere per la LEGGE e le leggi, il Principio dei principi, la Mente Infinita e le menti finite. Quanto al piano fisico, ripetono la spiegazione per il caldo e il freddo, notando che il termometro segna molti gradi di temperatura di cui due sono « il più caldo » e « il più freddo », esistendo tra essi, diversi gradi di caldo o freddo. Non esiste l’assoluto, tutto dipende dal grado, come sul termometro non si può dire quando cessa il caldo e inizia il freddo. Malgrado ciò, noi siamo costretti ad usare per comodità, i relativi, cioè i poli della stessa cosa.
Diremo quindi, alto e basso; oriente e occidente: girando il mondo verso oriente, si giungerà a un punto, che da dove si era partiti, sarà detto occidente; camminando sempre verso nord, ci si troverà a viaggiare verso sud, e così via.
Molti gradi intermedi esistono tra luce e oscurità, che sono poli della medesima cosa; sempre uguale è la scala musicale, le divergenze, tra le due estremità di una chiave, sono identiche, pur se con molti gradi intermedi.
Lo stesso dicasi per la scala dei colori; la sola differenza fra ultravioletto ed infrarosso è data da velocità di vibrazioni; grande e minuscolo sono relativi, come anche frastuono e silenzio, morbido e duro, acuto e ottuso, positivo e negativo. Così non c’è un assoluto per il buono e il cattivo; chiamiamo buona una parte e cattiva l’altra o viceversa, se una cosa è senz’altro meno buona di quella che è immediatamente inferiore, ecc.; il tutto avviene perché il più e il meno sono dati dalla posizione sulla scala.
Lo stesso ragionamento è valido sul piano mentale. Amore ed odio, che si reputano, normalmente, del tutto opposti, assolutamente diversi e inconciliabili, non sono affatto distinti l’uno dall’altro, non esiste amore od odio assoluto, sono solo due termini che si trovano ai due poli di uno stesso concetto unitario; e tra questi due poli opposti vi sono tutti i gradi intermedi: così dall’amore passeremo a « meno amore » e così via fino all’odio, il tutto prescindendo dal punto, alto o basso, da cui siamo partiti. Tra i diversi gradi di amore e odio, c’è un punto in cui piacere e dolore sono così deboli e vicini, da confondersi. Potremmo usare lo stesso principio per il coraggio e la paura; ovunque esistono coppie di opposti, ovunque constatiamo una cosa, ci dobbiamo anche accorgere del suo opposto: abbiamo i due poli.
E’ proprio su queste basi che l’ermetista riesce a trasmutare gli stati mentali, entro le linee della polarizzazione, il che vale naturalmente solo per cose appartenenti alla stessa categoria, la cui polarità è intercambiabile.
Per cui, se l’amore non può diventare orientale od occidentale, rosso o violetto, può però, come spesso accade, tramutarsi in odio, il quale, a sua volta, può diventare amore, invertendo la polarità. E ancora, il coraggio si può risolvere in paura, il duro nel morbido, un acuto in ottuso; il caldo può divenire freddo, e così di seguito, sempre fra cose della stessa specie ma di grado diverso.
Un codardo, ad esempio, può, aumentando le sue vibrazioni mentali, divenire improvvisamente il più intrepido degli uomini; un pigro, grazie alla polarizzazione, divenire attivo fino al grado desiderato.
Spesso, lo studioso, pur se a conoscenza dei vari processi con i quali le scuole di scienza occulte permutano gli stati mentali di chi segue le loro dottrine, non riesce a comprendere il principio che ne è a fondamento. Ma una volta capito il principio di polarità, si rende conto di tutte quelle pratiche oscure. Non si può cambiare la natura di una cosa in un’altra completamente differente, ma cambiamenti di grado nelle stesse cose sono sempre attuabili, il che è molto importante. Per attenersi ad un esempio simile, ma sul piano fisico, potremmo dire che se è impossibile tramutare il calore in suono, acutezza, altezza, si può però cambiarlo in freddo, con un semplice abbassamento di vibrazioni.
Così si tramutano amore ed odio, o paura e coraggio; ma non si può tramutare la paura in amore, o il coraggio in odio. Ogni stato mentale ha la sua categoria, con i suoi poli opposti che permettono la trasmutazione. Chi ci segue, potrà facilmente notare che, sia negli stati mentali che nei fenomeni del piano fisico, si possono distinguere i due poli in positivo e negativo. Ad esempio, l’amore è positivo rispetto all’odio, il coraggio alla paura, l’attività rispetto all’ozio, ecc.. Non solo, ma anche a coloro che non conoscono il principio di vibrazione, il polo positivo apparirà come più alto di un grado del negativo, che infatti domina, dato che la tendenza della natura è verso l’attività, prerogativa del polo positivo. Come già abbiamo accennato, oltre al cambiamento dei propri stati mentali, con l’applicazione del principio di polarità, il principio può servire per esercitare la propria influenza mentale su di un’altra mente, argomento sul quale esistono innumerevoli testi da molti anni. Non appena ci si rende conto che è possibile raggiungere un’induzione mentale, cioè che si possono produrre stati mentali da altri, ci si accorge come uno stato mentale, possa essere inviato ad un altro soggetto, cambiandone la polarità in quella categoria di stati mentali.
Con l’applicazione di questo principio si possono ottenere ottimi risultati su vari «trattamenti mentali».
Prendiamo ad esempio una persona azzurra, malinconica e piena di timori. Un cultore di scienza mentale, che, con opportune vibrazioni di volontà, conduce la sua mente al grado di polarizzazione voluto, riesce a comunicare, per induzione, lo stesso stato mentale su di un’altra persona, facendone elevare le vibrazioni, finché la persona si polarizza sull’estremità positiva della scala anziché verso la negativa, cambiando contemporaneamente le sue emozioni e paure in coraggio e affini stati mentali. Dedicando molta attenzione al fenomeno, vi potrete rendere conto che questi cambiamenti, avvengono quasi tutti sulle linee della polarizzazione, poiché il cambiamento è di grado e non di genere.
Conoscere questo grande principio ermetico, significa per lo studioso, comprendere assai più a fondo i propri e gli altrui stati mentali. Egli noterà altresì che questi stati dipendono tutti dal grado, e che può, di conseguenza, cambiare i suoi stati mentali con un innalzamento o un abbassamento di vibrazione, rendendosi così padrone e non schiavo degli stessi.
Inoltre, grazie a questa facoltà, potrà dare un valido aiuto ai suoi simili e mutare, secondo metodi ben precisi, qualora gli sia utile, la polarità.
Nostro consiglio, per ogni studioso, è di approfondire adeguatamente questo principio, con grande vantaggio per molte difficili situazioni.
CAPITOLO UNDICESIMO
RITMO
«Ogni cosa fluisce e rifluisce, tutto procede per fasi; ogni cosa s’innalza. e cade, l’oscillazione del pendolo è sempre manifestata; poiché l’oscillazione di destra è la misura di quella di sinistra, il ritmo si compensa».
Questo grande principio, rende omaggio alla verità che, in ogni cosa è presente un movimento ben preciso, che si espande in ogni direzione; un fluire continuo, per ogni oscillazione in avanti, una all’indietro, un moto pendolare, un’alta e bassa marea.
Questo avviene tra i due poli, su tutti e tre i piani: fisico, mentale e spirituale, essendo in stretto rapporto con il precedente principio di polarità. Il fatto che tra i due poli esista sempre un ritmo, non comporta però, che l’oscillazione giunga necessariamente alle due estremità; ciò avviene, anzi, assai raramente, inoltre è molto difficile stabilire quali siano gli estremi polari. Comunque, l’oscillazione si dirige sempre, prima ad un polo, poi verso l’altro, e ci sarà sempre per ogni azione una reazione, un avanzamento e un arretramento, un innalzarsi e un abbassarsi; sempre, in ogni fenomeno universale; questo vale tanto per i soli, i pianeti, gli uomini, le piante, gli animali, i minerali, le sorgenti di forza o di energia, la materia in genere, che per la mente e lo spirito. E’ un principio che si manifesta nella creazione e distruzione dei mondi, come nel progredire e cadere delle nazioni, nella storia di tutte le cose, ed infine, negli stati mentali dell’uomo.
Partendo dalle manifestazioni Spirituali (del TUTTO) possiamo vedere come ci sia un’entrata e un’uscita, per dirla coi Bramini, un’aspirazione e un’espirazione di Brahma. Dapprima si creano gli universi che raggiunto il più primitivo limite di materialità, iniziano la loro ascesa. Si formano così i soli, che, giunti al massimo della loro potenza, cominciano a retrocedere.
Col passare dei millenni, si trasformano in masse inerti di materia che, soltanto quando giungerà un altro impulso capace di rimuovere le loro energie interne, inizieranno un nuovo ciclo solare. Lo stesso avviene per i mondi, essi nascono, si sviluppano e muoiono per poi rinascere da capo; così avviene per ogni cosa che abbia forma: c’è un passaggio dall’azione alla reazione, dalla nascita alla morte, dall’attività alla stasi, e così via, all’infinito.
Lo stesso processo ha luogo per le cose viventi; anch’esse nascono, crescono e muoiono, per poi ricominciare; altrettanto dicasi per tutti i grandi meccanismi culturali o di costume: credenze filosofiche, mode, governi, nazioni, in ognuno si ha un crescendo fino alla maturità, al massimo splendore; poi inizia la decadenza, quindi sopravviene la morte e... ecco la rinascita! Il moto oscillatorio è sempre presente. La notte segue al giorno, come questo alla notte, il pendolo oscilla dall’estate all’inverno e viceversa. Tutto compie il suo ciclo; atomi, corpuscoli, molecole, ogni massa di materia. Non vi può essere cessazione ed è valido per ogni cosa; sia per i fenomeni dei diversi piani di vita che per le fasi dell’agire umano; ovunque si manifesta la ritmica oscillazione tra i due poli, l’enorme pendolo dell’universo è sempre in funzione; come vuole la legge, le maree della vita fluiscono e rifluiscono.
Anche gli scienziati attuali hanno ben compreso questo principio, considerato come legge universale applicabile a tutte le cose materiali, ma gli ermetisti, assai più avanti nella conoscenza delle cose occulte, sanno che il suo raggio d’azione invade anche le attività mentali dell’uomo. Sanno pure che lo strano mutamento degli stati d’animo e dei sentimenti, apparentemente senza logica, è dovuto a questo principio; con l’applicazione conveniente del quale, ci si può sottrarre ad alcune delle sue manifestazioni che ci stupiscono e addolorano. Essi si sono resi conto da lunghissimo tempo che, se il principio era invariato e sempre operante per i fenomeni mentali, c’erano altri due piani in cui si manifestava: uno più basso e uno più alto di coscienza.
Il comprendere tutto questo, diede loro la possibilità di inserirsi nel piano più elevato, sottraendosi così alle oscillazioni del piano inferiore.
Più brevemente, l’oscillazione aveva luogo a livello sub-cosciente, per cui l’oscillazione negativa, non manifestandosi in termini coscienti, non ne pregiudicava le vibrazioni. Processo chiamato «legge di neutralizzazione», ovvero innalzamento del l’Ego al di sopra delle vibrazioni del piano incosciente di attività mentale. Qualcosa di simile a quello che avverrebbe sollevandoci al di sopra di una certa cosa, e lasciandola passare al di sotto.
Lo studioso molto progredito o un maestro di ermetica, riescono a concentrarsi sul polo desiderato e, grazie ad un certo procedimento (simile ad un rifiuto), neutralizzano l’influenza pendolare, rifiutandosi di seguire l’oscillazione retrocedente, ma soffermandosi sulla posizione acquisita, tanto da far si che il pendolo mentale oscilli solo sul piano incosciente.
Qualsiasi individuo che possegga un qualunque grado di conoscenza delle discipline ermetiche, compie più o meno consapevolmente quanto sopra esposto, applicando la legge di neutralizzazione ogni volta che non si lascia influenzare dal proprio temperamento o stato mentale. Naturalmente, un maestro ha capacità assai superiori, per quel che concerne l’applicazione di questa legge, e, grazie alla forza di volontà di cui è capace, raggiunge uno stadio di equilibrio e serenità mentale, quasi inconcepibile per quelli che invece, sono in continua balia del pendolo mentale dei sentimenti, degli stati d’animo, delle passioni.
L’enorme importanza di questo procedimento, è ben visibile a chiunque sia a conoscenza della varietà contraddittoria dei sentimenti e dell’effimera padronanza di se che hanno la maggior parte degli uomini.
Basta analizzare un attimo la questione, per rendersi conto dell’influenza che le oscillazioni ritmiche hanno esercitato nella nostra vita: non è forse vero che a periodi di grande coraggio sono corrisposti altri pieni di timori, o che a un momento di grande entusiasmo sia poi subentrato un senso di scoraggiamento? La maggior parte di noi però, non sospetta minimamente la vera causa di tutto ciò; quindi, imparare ad adoperare questo principio, significa controllare le oscillazioni ritmiche di sentimento e di conseguenza, miglior conoscenza di se, e maggior resistenza al pericolo di essere travolti da questi flussi e riflussi. Infatti, malgrado il principio non possa essere distrutto, può però essere neutralizzato dalla volontà, che è superiore alle sue manifestazioni coscienti; se ne riesce dunque a sfuggire gli effetti, ma il principio rimane attivo; il pendolo oscilla sempre, che ne siamo o meno trasportati.
Naturalmente esistono altre spiegazioni del principio stesso, come la «legge di compensazione», cui fa riferimento il Kybalion quando giunge al postulato: «la misura dell’oscillazione di destra è la misura di quella di sinistra; il ritmo si compensa».
La legge è valida in quanto l’oscillazione verso un polo, è causa di un’altra uguale e contraria, nella direzione opposta.
L’una bilancia l’altra.
Esempi di questa legge, sul piano fisico, sono stati ben semplificati da Archimede nella sua legge del pendolo. Così, le stagioni o le maree seguono questa regola, e lo stesso avviene per ogni fenomeno del ritmo. Un pendolo che oscilli per un certo tratto a destra, compirà un’oscillazione equivalente a sinistra, nello stesso tempo; se si lancia un oggetto verso l’alto questi dovrà compiere un pari tragitto per tornare a terra.
La forza che ha un proiettile che cada a terra, è uguale a quella di andata, ecc..
Ma gli ermetisti vanno molto più in là nell’applicazione di questa legge: essi dicono che è operante anche negli stati mentali umani. L’uomo che prova grandi piaceri, è anche soggetto a tristi sofferenze, mentre chi è poco sensibile al dolore, lo sarà altrettanto poco per la gioia. Anche i porci, se soffrono poco a causa del ridotto livello intellettivo, non si può però dire che godano molto; come, d’altra parte, alcuni animali che sono capaci di grande godimento, sono altrettanto soggetti, per la loro indole, particolarmente nervosa, ad alte punte di dolore. Stesso discorso può farsi per l’uomo; ci sono temperamenti poco portati alla gioia, e parimenti poco sofferenti; altri capaci invece, della più grande felicità, come del più immenso sconforto.
Di solito, in ogni essere, piacere e dolore si bilanciano, dando piena azione alla legge di compensazione.
Ma, ancora, gli ermetisti vanno oltre. Ci dicono che, per provare un certo piacere, bisogna prima aver conosciuto, proporzionalmente, anche l’altro polo. Ma quel che c’è di più saliente nella loro interpretazione, è il fatto che il negativo segua il positivo, e non viceversa; cioè, provare un certo piacere non comporta un subitaneo, corrispondente dolore; ma al contrario, nella legge di compensazione, il piacere «segue» un grado di dolore già passato, o in questa vita, o in precedenti incarnazioni. Il che apre una nuova dimensione sul concetto di dolore.
Se non esistesse la reincarnazione, l’oscillazione ritmica non potrebbe esistere, dato che è incessante; quindi per gli ermetici, il susseguirsi di più individui forma parte di un’unica vita. Per sfuggire all’oscillazione verso il dolore, essi ci dicono, bisogna applicare quel processo di neutralizzazione, innalzandosi ad un piano più alto dell’io, sottraendosi a gran parte delle tristi esperienze di quelli che restano sui piani più bassi. Noi vediamo che questa legge del compenso, opera in tutto l’arco di vita dell’uomo; normalmente, ognuno paga il prezzo di quel che ha o non ha (non si può avere contemporaneamente il denaro e la torta): ogni cosa piacevole ha un rovescio; quel che uno raggiunge un’altro lo perde, i ricchi hanno la maggior parte di quello che manca ai poveri, mentre questi hanno, a volte, cose che i ricchi non possono comprare. Un miliardario, grazie ai suoi averi, se ha tendenza verso le soddisfazioni materiali, può procurarsi i cibi più prelibati, ma può anche avere dei disturbi epatici tali da impedirgli di goderne e... da fargli invidiare l’appetito e la buona capacità digestiva con cui l’operaio, con grande piacere, prende il suo misero pasto. E così vale per ogni altra cosa nella vita. Ovunque funziona la legge di compensazione, cercando di ristabilire sempre il primitivo equilibrio, anche se spesso occorrono parecchie vite perché riesca nell’intento.
CAPITOLO DODICESIMO
CAUSALITA’
«Per ogni causa un effetto; ogni effetto ha la sua causa; tutto avviene in conformità alla legge, il caso è solo il nome per quel che non conosciamo; molti sono i piani di causalità, ma, nulla sfugge alla legge»
Siamo giunti al sesto principio ermetico, secondo il quale, in tutto l’universo agisce una legge che nulla lascia al caso; essendo quest’ultimo solamente un termine indicante una causa occulta o non riconosciuta.
Questa regola è antica quanto il tempo, essendo stata esplicata dai maestri ermetici, millenni or sono, ed ha pervaso tutto il pensiero susseguente, avendo per oggetto le dispute sorte tra le varie scuole, sull’attribuzione di significato a certe parole, o a particolari punti del principio. Il fenomeno, nella sua globalità è stato accettato all’unanimità, perchè affermare altrimenti significherebbe togliere i fenomeni universali dall’ordine eterno, e lasciarli alla mercé di quel «quid» senza senso che si chiama
«caso»
Eppure non ci vuol molto per capire che il puro caso non esiste. Così lo chiama Webster: «un presupposto fattore d’attività, che però non è forza, né legge; è un accadimento, una causalità...». Ma noi sappiamo che non può esistere qualcosa che si sottragga alla legge, al principio di causa ed effetto. Un elemento del genere, sarebbe del tutto indipendente dal movimento ordinario e logico del l’universo; ma, per esser tale, dovrebbe essere superiore a questo; mentre noi sappiamo anche che nulla ci può essere al di fuori del TUTTO, e il TUTTO è la Legge stessa... Quindi, per concludere, nell’universo non può esistere qualcosa al di fuori o sopra della Legge, altrimenti cesserebbe l’ordine e regnerebbe il caos. Dunque, quel che noi chiamiamo caso, non e altri che un modo per esprimere delle cause che ci sfuggono e che non comprendiamo. In senso etimologico, la parola si riallaccia a un termine che indica «caduta» (come quella dei dadi) intendendo con ciò, un accadimento che non fa capo a causa alcuna. Ma la caduta dei dadi, non è dovuta al caso, bensì obbedisce a una regola ben determinata, quella stessa che regola la rivoluzione dei pianeti intorno al sole.
Invece di parlare di caso diciamo piuttosto che le regole che la governano sono così complesse da non poter essere afferrate dalla nostra mente! Certo bisognerebbe conoscere la posizione del dado nella scatola, la forza impressa alla gettata, le condizioni della tavola, la sua natura, la pressione atmosferica, ecc. ma al di là di queste cause fisiche, ne esistono altre a noi ignote, che hanno determinato l’apparizione di un numero e proprio di quello.
Gettando più volte un dado, si potrà notare che il numero di cifre apparse, si equivarrà, all’incirca; cioè, apparirà un numero quasi uguale di uno, di due, ecc.. Così, anche per una moneta; la prima volta apparirà o testa o croce, ma aumentando il numero di lanci, le apparizioni di testa e croce, tenderanno sempre più verso la parità. Questa è la legge delle medie.
Ad ogni modo, sia la media che il lancio singolo, avvengono in forza della legge di causa ed effetto, e se noi ne fossimo a conoscenza ci renderemmo conto che il dado, non poteva mostrare se non quella faccia, tenuto conto delle circostanze e il periodo di tempo cui avvenne.
Per le stesse cause, avremo sempre gli stessi effetti. Ogni avvenimento ha la sua causa, il suo perché; niente accade senza una coincidenza di cause.
Lo studio di questo principio, ha creato qualche perplessità, in quanto molte persone non riescono a spiegarsi come una cosa possa causarne, crearne un’altra. In realtà non è che qualcosa ne crea un’altra, la causalità non fa altro che rispecchiare gli eventi, cioè i fatti che avvengono in seguito ad altri, precedenti; tutti stabiliti e sviluppati, come una grande catena, dall’energia creatrice del TUTTO. Tra gli avvenimenti esiste infatti una continuità, per ogni precedente c’è un conseguente, quindi un susseguente e così via. C’è sempre una relazione fra quel che è accaduto prima e quel che avverrà dopo. Proviamo ad immaginare una pietra che, staccatasi dalla roccia, piombi sul letto di una casetta sottostante. Dapprima diremo che ciò è dipeso dal caso, ma, esaminando meglio la cosa, ci potremo accorgere che molte sono state, in realtà, le cause. Innanzi tutto gli agenti esogeni hanno diminuito la resistenza della roccia, e la pietra, non più trattenuta, è caduta. Ma potremmo risalire alla natura della roccia stessa, quindi alle cause che hanno portato alla formazione della montagna, del suo sollevarsi in seguito a fattori endogeni, bradisismi, ecc.. Poi bisogna passare all’esistenza del tetto, e alle altre infinite cause, perdendoci sempre più in un intricato sopravvenire di motivi.
Si potrebbe paragonare il numero di cause che sottostanno al più piccolo avvenimento, come un granello di polvere che colpisce l’occhio, alla parentela di un uomo: se si sa con precisione che egli ha due genitori, quattro nonni, otto bisnonni, sedici avi; proseguendo all’indietro nelle generazioni, il numero di antenati salirà a parecchi milioni, impossibili da identificare.
Non è facile riportare il granello di polvere, attraverso le ère geologiche, fino alla formazione della Terra, quando, forse, era parte di un tronco d’albero, poi tramutatosi in carbone, col processo di fossilizzazione, e proseguendo così, fin quando si è posato sul nostro occhio, per poi proseguire in attesa di nuove vicende. Esso è stato ridotto com’è ora, da una serie di avvenimenti, e il suo giro non è ancora terminato, è solo l’inizio di una nuova catena di eventi che chissà quante altre ne produrrà col passare dei secoli. Ad esempio, una delle serie di eventi, cui ha dato luogo il nostro granello, quello di essere descritto in queste righe, grazie alle quali, tipografo, correttore di bozze, editore, esplicano un certo lavoro; non solo, chissà quali effetti produrrà, nella vostra e nelle altrui menti, e potremmo continuare su questo tono all’infinito. Tutto questo discorso serve a mettere in luce, che, nella mente, niente esiste, grande o piccolo che sia, come causa di tutto; inoltre mostra assai bene la relatività e l’associazione delle cose.
Pensiamo un po’; se nell’età della pietra, non ci fosse stato un certo uomo che incontrò una donna, noi ora non saremmo qui. E l’atto con cui noi scriviamo queste cose e voi le leggete, produrrà certamente un’influenza, non solo sulle nostre e le vostre vite, ma anche su quelle di molte altre persone che vivono, o vivranno in altra epoca.
Per ogni nostro atto o pensiero, ci sono migliaia di conseguenze, dirette o indirette, tutte facenti parte della grande catena delle cause e degli effetti. Non è il caso che ci si soffermi su disquisizioni di libero arbitrio o di determinismo, per molte ragioni, di cui la più ovvia è che nessuna parte ha mai totalmente ragione o totalmente torto, e come ci avverte l’ermetismo, entrambe hanno una parte di ragione; secondo il principio di polarità, non sono che i poli opposti alla verità, quindi mezze-verità.
Quindi, un uomo può essere libero, ma anche vincolato, il tutto a seconda del significato dato alle due parole, e dal punto di vista riguardato. Così si esprimevano, sull’argomento, gli scrittori antichi: «tanto più una creazione è vicina al centro, tanto più ne è libera; viceversa, più se ne distacca tanto più soggiace ai suoi vincoli».
La più gran parte degli uomini è schiava di antichi tabù e dell’ambiente; essa è tanto dominata dal pensiero, il modo di vivere e di agire degli altri, che dalle proprie emozioni e sentimenti. Pur non avendo alcun controllo di sé e della propria vita, se gli vien detto, ribatte indignata: io faccio quel che credo, agisco come mi pare e piace... senza però spiegare da che ha avuto origine il suo «quel che voglio ». Infatti cos’è che fa credere all’uomo che una cosa gli piaccia e un’altra no? Prendiamo il maestro; egli può, a suo piacimento, cambiare i piaceri e i desideri in altri, che, nell’ordine sulla scala, stanno al polo opposto. Può cioè, voler volere, in quanto un certo sentimento o suggestione ambientale, fa nascere in lui il bisogno di fare in un certo modo.
Purtroppo, la maggior parte degli uomini sono mossi come pedine su di una scacchiera, trascinati dai propri e gli altrui stati d’animo, guidati dall’ambiente, da qualsiasi fattore esterno, obbedendo a forti suggestioni, senza opporre alcuna resistenza o esercitare un minimo di volontà. Poi, una volta compiuta la parte loro assegnata nel gioco della vita, vengono messi da parte. I maestri, invece che sanno come condursi, s’innalzano sul piano della vita materiale, mettendosi in relazione con le potenze superiori, e riuscendo così a dominare tendenze, sentimenti, carattere, polarità e ambiente, muovendo essi stessi il gioco anziché esserne mossi, divenendo causanti invece che effetti. Anche se non possono sfuggire al principio di causalità dei piani più elevati, possono però afferrarne le leggi e servirsene per dominare i piani più bassi. Diventano in tal modo, parte integrante della legge e non suoi strumenti. Se servono sui piani più alti, comandano però su quello materiale.
Non dimentichiamo tuttavia, che la legge opera sia sui piani più alti che nei più bassi, che il caso, questo strano e cieco Dio, è stato da tempo abolito dalla ragione. Comprendiamo finalmente, in base alle conoscenze acquisite, che su ogni cosa impera la legge «universale» che le innumerevoli leggi in cui si articola, non sono che manifestazioni del l’unica Legge, del TUTTO.
Dicono le scritture che nulla avviene che non sia conosciuto dal TUTTO; anche i nostri capelli sono contati. Nulla avviene in contrasto con la legge, ma ciò non comporta che l’uomo sia solo un’automa, poichè esso può usare la Legge per dominare le leggi, perchè una volontà più forte prevale sempre sulla più debole, finchè raggiunge quello stadio per cui, sotto la protezione del TUTTO, può ben irridere le leggi fenomeniche.
Riuscite a comprendere l’alto significato di tutto ciò?
CAPITOLO TREDICESIMO
GENERE
«Il genere si manifesta in ogni cosa, in ogni piano; tutto ha il suo principio maschile e femminile».
Passando a questo settimo principio, vogliamo attrarre la vostra attenzione sul fatto che il genere, ermeticamente inteso, è del tutto diverso dal senso ordinario dato al sesso Esso trae la sua etimologia dal latino, con significato di creazione, produzione; insomma di qualcosa di molto più vasto di quanto non indichi il «sesso», che si riferisce piuttosto alle differenze anatomiche tra i due generi, maschi e femmine.
Meglio ancora, il sesso non è che una delle manifestazioni del genere, su un certo piano di quello fisico: il piano della vita organica. E’ necessario che questa differenza vi resti bene a mente, dato che alcuni scrittori, in possesso di una qualche infarinatura ermetica, hanno creduto di rinvenire questo settimo principio in strane e repellenti teorie sul sesso.
Compito del genere è quello di creare, produrre, generare, come è ben visibile dalle sue manifestazioni su ogni piano fenomenico. Ciò è difficile da provare scientificamente, poichè la scienza non ne ha ancora riconosciuto l’universale applicazione. Pur tuttavia, non mancano le prove «scientifiche»; innanzi tutto, i corpuscoli, gli ioni ed elettroni, che sono la base della materia e della formazione degli atomi, un tempo creduti indivisibili, sono una lampante manifestazione del principio. Per la scienza questi tre elementi ruotano: fra loro ad altissimo grado di vibrazione; inoltre l’atomo si forma dal l’aggregazione di corpuscoli negativi attorno ad uno positivo.
Dunque, quest’ultimo, esercita una certa attrazione sui negativi, rispecchiando in pieno la formula ermetica per cui, il principio maschile si identifica col polo positivo, l’altro col negativo.
Occorre adesso dare un certo chiarimento: spesso sia ha una cognizione del tutto errata sulle qualità del polo «negativo» della materia elettrica; i termini non sono appropriati, in quanto positivo significa qualcosa di forte e buono in confronto alla debolezza e l’irrealtà del negativo. Ciò nel significato corrente, ma applicarlo all’elettricità è del tutto inesatto. In una pila il polo negativo è quello in cui e per cui si generano nuove forme di energia.
Gli scienziati più intelligenti, hanno ora sostituito ad esso il termine di « catodico », dal greco, indicante appunto, discesa, generazione, ecc.. Dunque dal catodo emergono gli elettroni e quegli strani raggi, che hanno rivoluzionato totalmente qualche decina di anni fa, le cognizioni scientifiche. Esso è la causa di tutti quei fenomeni che hanno fatto rigettare tante e tante affermate teorie, ora buone solo per gli archivi.
Non solo genera tutti i fenomeni elettrici, ma anche le più sottili forme di materia di cui la scienza ha cognizione. Tutto ciò giustifica ampiamente la nostra preferenza del termine « femmina » in luogo, di «negativo». Quindi, diremo che gli elettroni sono composti di energia femmina, che abbandonando un corpuscolo maschile, inizia un nuovo corso. Il suo impulso creativo la spinge a cercare un nuovo corpuscolo maschile; dice un’ermetista: «...ella cerca immediatamente e volontariamente l’unione».
Infatti, alla base della maggior parte dei processi chimici, sta proprio questo distacco ed unione; sotto l’influsso dell’energia mascolina, le particelle femminili vibrano sempre più rapidamente, ruotandogli intorno. Risultante di questo lavorio, è la nascita di un nuovo atomo, il quale però, una volta formatosi, perde le manifestazioni dell ‘elettricità libera, e acquista certe proprietà particolari. Quanto al processo di separazione delle particelle femminili, esso si può chiamare di « ionizzazione ». Sono proprio i femminili, i più attivi operatori sulla natura; da essi scaturiscono i fenomeni della luce, del calore, del magnetismo, dell’elettricità, di attrazione o repulsione molecolare, di affinità chimica e simili. Sempre sotto il principio del genere.
Il lavoro di creazione viene compiuto esclusivamente dal principio femminile, spettando all’altro, solo di inviare a questo una certa energia. Bisogna ricordare però, che nessun principio può operare creativamente senza gli altri: esistono, infatti, forme di vita in cui i due principi sono riuniti in un solo organismo; abbiamo allora un ermafrodito, ma ciò non toglie però, che in esso siano presenti ambedue i generi.
Non riteniamo necessario soffermarci oltre su questo argomento, sebbene gli ermetici vi si dedichino molto; questo perchè non potremmo convalidarIo scientificamente, non essendo, la scienza, ancora giunta sin qui; dovrà bastare a darvi un’idea generale sui suoi fondamenti, l’esempio, soprannominato, degli elettroni.
Inoltre, secondo alcuni scienzati, nella formazione dei cristalli si può rinvenire qualcosa di simile all’attività sessuale, il che denota che, anche la scienza moderna, si accosta sempre più alle nostre teorie, aggiungendo un sempre maggior numero di prove, col passare degli anni. Ecco quindi dimostrato che il principio del genere, è in azione incessantemente sia nel campo della materia inorganica che in quello dell’energia o della forza; la stessa elettricità è ora considerata come quel qualcosa in cui paiono mutarsi tutte le altre forme di energia; questa nuova teoria, diremmo «elettrica» dell’universo, è l’acquisto più nuovo e meglio accolto dalla scienza attuale.
Ci riteniamo perciò in diritto di credere, che, se si può rinvenire alla base dei fenomeni elettrici, una chiara manifestazione del principio del genere, questa regola può essere estesa a tutti i fenomeni dell’universo. Tralasciando di soffermarci su fatti scontati, come l’attrazione e repulsione degli atomi, l’affinità chimica, l’attrazione e dispersione molecolare, proviamo però a pensarli come manifestazioni del principio del genere.
Non avete notato l’analogia che presentano coi fenomeni degli elettroni? E ancora, la legge di gravitazione, secondo la quale tutte le particelle dell’universo tendono le une verso le altre, non è come dicono gli ermetisti, un’altra manifestazione del nostro principio. Certo, non possiamo offrirvi le prove di ciò, però, se riguardate i fenomeni in questione, dal punto di vista ermetico, vedrete che forse questa è un’ipotesi più ragionevole di quella offerta dalla scienza fisica.
Provate pure a sottoporre ad un esame simile tutti i fenomeni fisici, vedrete da soli che il principio del genere è applicabile a tutti. E’ giunto il momento di considerare l’azione del principio sul piano mentale, grande sarà l’interesse che susciterà questa indagine.
CAPITOLO QUATTORDICESIMO
GENERE MENTALE
Tutti coloro che, studiando psicologia, hanno seguito l’evoluzione del pensiero quanto ai fenomeni mentali, avranno senz’altro notato la grande diffusione avuta dal dualismo mentale, e la conseguente affermazione di molte teorie, tutte attendibili, circa la natura e la costituzione «di due menti».
Già nel 1893, Thomson J. Hudson riscosse un enorme successo con la nota teoria delle due menti, l’una oggettiva, l’altra soggettiva che lui diceva essere presenti in ogni individuo. Altri scrittori, hanno invece lanciato il presupposto che esistessero, una mente cosciente ed un sub-cosciente, ottenendo pari fama. Quel che in ultima analisi, accomuna però le pur diverse teorie, è la base comune della «dualità mentale».
Naturalmente, il filosofo ermetico, non può che sorridere nell’udire queste «nuove» teorie, propugnate da ognuno come se fosse il solo ad aver scoperto una verità... vecchia di secoli. Giungendo, infatti ai primordi della storia occulta, egli può trovare mille riferimenti all’antica legge del genere, come essa si manifesta sul piano mentale. Si può spiegarla molto brevemente e chiaramente a quelli che abbiano conoscenza delle moderne teorie su accennate. Basti dire che il princi pio maschile corrisponde alla mente oggettiva, cosciente ed attiva; mentre il femminile è dato dalla sub-cosciente involontaria e passiva: la soggettiva.
Gli ermetici, però, devono rifiutare parecchie concezioni e postulati di queste teorie, per quel che riguarda la natura delle due fasi mentali, e ritengono molte di esse del tutto infondate. Comunque noi, per facilitare chi ci legge, accenniamo a quel che hanno in comune. Hudson dice all’inizio di un capitolo sulla sua « legge dei Fenomeni Psichici », come certo ricorderete, che « ...il gergo mistico dei filosofi ermetici, apre una nuova dimensione, quella della dualità mentale ». Se egli si fosse preso la briga di cercare di capire quel « gergo mistico », forse avrebbe visto sotto una nuova, più chiara luce l’argomento in questione, ma allora non avrebbe più scritto quel suo tanto decantato libro. Ma passiamo ora a descrivere il genere mentale così come ce lo insegnano gli ermetici.
Innanzitutto bisogna riguardare attentamente i rapporti della coscienza con il proprio «io».
Ognuno pensa che è la coscienza a metterlo in rapporto e a conoscenza di esso con il noto idioma « io sono». Esaminiamo il problema un po’ più a fondo: queste parole non rispecchiano tutta la realtà; in effetti, noi vediamo che quell’«io sono», lo si può prescindere in due aspetti diversi, che pur operando insieme, possono stare separati.
Abbiamo dunque, un «io» ed un «me».
Le loro caratteristiche e la loro natura, sono ben differenti, tanto che osservando i fenomeni che ne scaturiscono, si può avanzare di molto attraverso i problemi sull’influenza mentale.
Prendiamo in esame il « me », normalmente confuso con l’«io», fin quando non ci si accorge della sua esistenza attraverso un’accurata introspazione. Come pensa l’uomo al suo «me»? Come se esso fosse stato fatto di piaceri, dolori, gusti, abitudini, caratteristiche, vincoli, ecc.: alla sua personalità, in poche parole. Pure sa che emozioni e sentimenti nascono, si sviluppano e muoiono, sono soggetti al principio di polarità e a quello del ritmo, che lo portano dall’uno all’altro estremo. E crede anche di avere del suo «me» una conoscenza precisa, che fa parte di lui.
In verità, il «me» di molta gente, consiste più che altro nella conoscenza del proprio corpo, delle proprie tendenze fisiche, e così via. La loro coscienza è, in breve, legata del tutto alla loro natura corporea, quasi vivessero solo con questa. Alcuni considerano addirittura le loro disposizioni personali quali parte integrante del « me » e quindi di se stessi. Disse al riguardo un celebre umorista, che gli uomini sono fatti di tre cose: l’anima, il corpo e l’abito.
Ma anche per quelli che non hanno la fissazione di una veste personale, il corpo è identificato col «me». Non riescono a concepire un «io» distinto dal corpo, quasi che la loro mente fosse una appartenenza del corpo e non viceversa.
Quando però l’uomo si innalza sulla scala della coscienza, può abbandonare l’idea del «me» come corpo e considerare quest’ultimo come un qualcosa che appartiene alla sua mente.
Ma ancora, egli identifica il «me» con gli stati mentali, i sentimenti, ecc. che si agitano in lui, considerando questi stati esterni come identici a lui e non come prodotti della sua mente, facenti si, parte di lui, ma ben lungi dall’essere lui medesimo! Ma ecco che, con uno sforzo di volontà, egli riesce a cambiare i suoi stati interni, producendo sentimenti di natura opposta.
Finché, passato un certo tempo, inizia a mettere da parte queste emozioni e sentimenti, abitudini e qualità, ma non può metterli fra le tante curiosità del « non me», poiché ciò richiede una grande concentrazione mentale, che si renderà possibile soltanto dopo molti studi e prove. Ma una volta riuscito nell’intento, il suo « io »potrà essere osservato nei suoi due aspetti: «io» e «me». Quest’ultimo sarà concepito come quel qualcosa da cui sono prodotti pensieri, emozioni, sentimenti, idee ed altri mille stati mentali. Sarà quella che anticamente veniva detta «la matrice mentale», in possesso di poteri di creazione e di generazione mentale latenti, d’ogni tipo.
Si dice che la sua potenza creatrice sia enorme, ma sembra anche che essa abbia coscienza di ricevere un’altro « io » prima di poter infondere l’essere alle sue creazioni mentali, il che richiede un enorme capacità mentale e creativa.
Ma non è questo che lo studioso cerca nei più profondi recessi della sua coscienza. Egli si rende conto dell’esistenza di qualcosa di mentale, che può imporre al me di agire sotto certe linee creative e nello stesso tempo può essere spettatore della sua creazione mentale. Ecco che ha scoperto la parte di lui chiamata «io». Ora può finalmente riposare nella propria coscienza, sapendo che non si tratta più della consapevolezza della propria abilità nel creare attivamente, nel senso di un processo concernente operazioni mentali, ma piuttosto della capacità di proiettare dall’«io» al «me», creando e continuando, un processo di creazione mentale. Inoltre, si rende conto che il suo «io» può isolarsi e osservare la creazione del « me ». Funzioni queste, possibili a ogni persona.
Poiché l’«io» rappresenta l’aspetto maschile del genere, il «me» il femminile, il primo sarà «l’ essere», il secondo «il divenire». Come sul grande piano in cui si creano gli universi, anche qui giace il principio di corrispondenza, non differendo i due nella specie, ma, come abbiamo più volte accennato, di grado. Considerare questi aspetti mentali in connessione coi noti fenomeni mentali e fisici, apre un non indifferente spiraglio nell’oscuro regno delle mani festazioni mentali.
Tornando ai nostri due principi, il femminino tende sempre a ricevere delle impressioni, mentre l’altro è sempre volto alla donazione, all’espressione, quindi il principio femminino, ha un campo molto più vasto e svariato che non il mascolino.
Ad esso infatti, spetta il generare nuovi pensieri, concetti ed idee, come pure è di sua competenza tutto il campo dell’immaginazione. Il secondo invece, è tutto rivolto al rafforzamento della volontà, in ogni sua fase.
Resta di fatto che, senza l’aiuto attivo della volontà, fornita da questo principio, il femminino non riesce a produrre creazioni mentali originali, ma soltanto immagini. Soffermare ininterrottamente l’attenzione e il pensiero su un qualsiasi oggetto, significa usare attivamente entrambi i principi: l’uno nella generazione mentale, l’altro nello stimolare, e nel dar forza al precedente. In verità però, la più gran parte degli uomini, usa assai poco il principio mascolino, vivendo piuttosto secondo quel che altri «io» gli istillano nel «me».
Non era di questo però, che volevamo parlare, dato che potrete trovarne un’ampia trattazione in ogni libro di psicologia, mettendolo sotto la nuova luce del genere mentale.
Chi nutre una certa passione per lo studio dei fenomeni psichici, avrà senza dubbio sentito parlare di quei straordinari fenomeni che vanno sotto il nome di telepatia, trasmissione del pensiero, suggestione mentale, ipnotismo, ecc.. Molte spiegazioni sono state cercate in questo senso, tutte facenti capo alle teorie sulla mente duale, né si può dire, per un certo verso, che esse siano del tutto errate, in quanto nei fenomeni suddetti, si manifestano chiaramente due fasi distinte di attività mentale.
Soltanto però, se chi si dedica a questi fenomeni, riguarderà tali teorie in conformità con i dettami ermetici sulla vibrazione e sul genere, comprenderà finalmente di avere in mano la verità.
Osservando un fenomeno telepatico, si potrà notare che una massa di energia in vibrazione si proietta dal principio mascolino di una persona, a quello femminino di un’altra, che riceve il pensiero-guida e lo traduce in nuovi impulsi; lo stesso criterio viene usato per l’ipnotismo e la suggestione: chi dà la suggestione dirige il potere volitivo del proprio principio mascolino verso quello femminino dell’altra persona, che, accettandolo o non sapendovisi opporre, lo fa suo, agendo in accordo con esso. Così, un’idea immessa nella mente altrui, cresce e si sviluppa, dando l’impressione alla persona in cui dimora, di essere stata veramente partorita da lui, quando invece è come un uovo di cuculo messo in un nido di passero: distrutto quel che c’era, ivi si stabilisce.
Normalmente, nella mente di ogni individuo, i due principi del genere agiscono di comune accordo; ma spesso purtroppo, nell’uomo medio, si ha uno scarso sviluppo del potere volitivo e conseguentemente, un dominio quasi totale della mente e della volontà, di altre persone, che si sostituiscono alla loro, determinandone azioni e finanche pensieri. Così, quante poche volte l’uomo medio pensa con la testa! La triste realtà è che la maggior parte delle persone non è che il prodotto, il riflesso di altre, la cui volontà è infinitamente più forte; la difficoltà maggiore sta nel fatto che questa gente, non si rende conto di avere oltre al «me» quel qualcosa chiamato «io», che, lasciato inattivo, si atrofizza e perde di forza.
Guardiamo le cosiddette persone di carattere; la loro forza risiede soprattutto nel grande sviluppo del principio mascolino della volontà. Esse non vivono sul pensiero e le impressioni altrui, ma hanno il pieno controllo della loro mente, cui impongono i pensieri e le immagini desiderate, agendo allo stesso modo anche sulle menti altrui. Basti guardare come inculcano i loro pensieri-seme nella mente delle masse, costringendole a pensare secondo i loro voleri. La massa fa’ come le pecore, non usa mai le proprie capacità mentali, ma si limita a seguire gli altri.
A noi basterà guardarci un po’ intorno, per notare le mille manifestazioni giornaliere del «genere». Non conosciamo forse persone quasi magnetiche, il cui potere volitivo è tale da impressionare gli altri? E l’attore, quando riesce a commuovere o indignare il pubblico, non usa forse lo stesso principio? E così ancora per l’oratore, l’uomo politico, il predicatore, lo scrittore e tutti quelli che riescono ad accentrare la pubblica attenzione.
Questa strana influenza mentale, cui abbiamo accennato, è dunque una manifestazione del genere mentale in funzione delle vibrazioni; in questa regola è racchiuso il segreto del successo, del magnetismo, del fascino, e di quei fenomeni che vanno sotto il nome di ipnotismo.
Chi possiede una certa conoscenza dei fenomeni psichici, saprà senz’altro quale importanza riveste, in questi fenomeni, quella particolare forza detta « suggestione », termine con cui si usa indicare la facoltà di una mente di imprimere, trasmettere, il proprio pensiero ad un’altra, soggiogandola al punto di farla agire a proprio piacimento. Se assai importante è la conoscenza di questa forza per la comprensione dei fenomeni psichici, ancor più lo sarà quella del genere e della vibrazione, dato che la suggestione, dipende proprio da essi.
Riguardo alla suggestione, scrittori e psicologi spiegano che è la mente oggettiva (volontaria), a suggestionare la mente soggettiva (involontaria). Ciò è esatto, però essi non sanno descrivercene il procedimento, né sono in grado di fornirci esempi analoghi, tratti dalla natura, con cui darci un’idea più esatta del fenomeno. Proviamo a guardare il tutto sotto la luce ermetica: l’energia volitiva inviata al principio femminino dal mascolino, risulta essere un procedimento del tutto conforme alla legge universale di natura, dal cui mondo possiamo ricavare innumerevoli esempi analoghi, capaci di farcelo comprendere più a fondo.
Ci dicono gli ermetici, che l’universo viene creato seguendo la stessa legge, e così pure per ogni altra manifestazione creativa sui piani spirituale, mentale e fisico. Inoltre, una volta compreso e analizzato il principio del genere mentale, i tanti fenomeni psicologici diventano passibili di acuta classificazione e studio, anziché ricadere nell’ignoto. In pratica, si giunge ad una elaborazione del principio stesso.
Poiché sull’argomento dell’influenza mentale (di qualsiasi genere), sono stati scritti molteplici testi, di cui alcuni veramente buoni, ci sembra inutile fare una minuziosa descrizione dei fenomeni che ne possono derivare; anche tenuto conto del fatto che, i più importanti tra gli avvenimenti descritti nei libri di cui sopra, sono reali, malgrado gli scrittori li abbiano spiegati con teorie quanto meno arbitrarie. Ma il nostro lettore, in forza della conoscenza della legge del genere mentale, può riordinare tutte queste teorie e rendersene padrone, se solo ne avrà la voglia.
Infatti, noi preferiamo dare, offrire la chiave che apre le varie porte del «tempio del sapere», piuttosto che dilungarci in un esteso resoconto dei fenomeni psichici; ciò perché abbiamo la convinzione che, grazie agli insegnamenti del KYBALION, si possa trovare una spiegazione per tante delle difficoltà, dei problemi misteriosi che ci affliggono.
A che serve poi, esaminare minuziosamente tutte le caratteristiche dei fenomeni psichici, quando si può insegnare ad attuarli?
Col KYBALION si possono comprendere tutte le dottrine occulte, poiché tutte possono essere ricondotte ai dettami scaturiti dall’antico Egitto, e poi diffusisi in ogni dove; noi non vi stiamo propinando una nuova filosofia, ma vi stiamo erudendo sui punti principali di una dottrina vecchia quanto il mondo, con cui potrete chiarire gli altrui insegnamenti e riconciliare diverse teorie, in apparenza opposte.
CAPITOLO QUINDICESIMO
ASSIOMI ERMETICI
«Avere in sé la verità, ma non servirsene praticamente, potrebbe essere paragonato all’accumuIo di pietre preziose; cosa assai sciocca ed inutile. Per la conoscenza, come per la ricchezza, vale l’uso; legge, questa, di tale portata, che chi la trasgredisce, è destinato a soffrire, poiché si volge contro le leggi naturali.»
Infatti, le dottrine ermetiche, ancor prima di penetrare stabilmente nella mente di chi le possiede, furono impartite con uno scopo, che non era certamente quello di restare inutilizzate. Ad esse va applicata la legge dell’uso.
Il conoscere, senza uso e senza espressione è cosa del tutto vana, priva di alcuna utilità per chi Io possiede e per gli altri. Non ritenete per voi quel che avete imparato, ma esprimetelo, esprimetelo con l’azione!
Studiate pure assiomi ed aforismi, ma non scordate di applicarli.
Ora citeremo e commenteremo brevemente alcune tra le più importanti massime ermetiche, tolte, così com’erano scritte, dal Kybalion. Fatene tesoro e badate che non potrete dire che sono vera mente «vostre», fin quando non le avrete usate.
«Cambiare temperamento o stato mentale, vuoi dire cambiare la propria vibrazione».
Con uno sforzo di volontà è possibile cambiare le proprie vibrazioni mentali, cioè, polarizzare la propria attenzione su di uno stato più desiderabile.
Con la volontà si dirige l’attenzione, che si muta in vibrazione; riuscire a progredire nell’arte dell’attenzione significa riuscire a dominare temperamenti e stati mentali.
«Distruggete la parte indesiderata di vibrazioni mentali con il principio di polarità: concentratevi sul polo opposto a quello che volete annientare, liberatevi dell’indesiderabile invertendo la polarità».
Questo assioma ermetico, da annoverare tra i più importanti, poggia su vere e proprie basi scientifiche. Uno stato mentale e quello a lui opposto, sono, come sapete, i due poli della stessa cosa; invertibili a piacere, con la trasmutazione mentale. Gli stessi psicologi moderni sono a conoscenza di questo principio, che usano per eliminare abitudini nocive, consigliando ai pazienti di concentrarsi sulla qualità opposta. Se, ad esempio, siete oppressi da qualche paura, non tentate di scacciarla, provate invece a coltivare, ad accrescere il coraggio, vedrete che essa sparirà.
C’è chi ha creduto di ravvisare questo concetto in un’analogia: quella della camera oscura.
Non si tratta di distruggere l’oscurità, basta semplicemente aprire una finestra; entrerà luce ed essa scomparirà certamente. Volete eliminare una qualità negativa? Concentratevi sul lato positivo di essa; le vibrazioni passeranno insensibilmente dal negativo al positivo, finché vi polarizzerete definitivamente su quest’ultimo. Ma l’esistenza può essere anche puro dolore, come hanno tristemente constatato quelli che hanno lasciato indugiare troppo frequentemente le proprie vibrazioni sul polo negativo. Cambiando polarità si può dominare il proprio temperamento, mutare gli stati mentali, le proprie inclinazioni, il carattere. «La mente, i metalli, gli elementi, possono essere tramutati da stato a stato, grado a grado, condizione a condizione, polo a polo, vibrazione a vibrazione».
La padronanza della polarizzazione, equivale alla conoscenza dei principi basilari della trasmutazione (alchimia mentale), dato che, senza la capacità di invertire la propria polarità, non si può esercitare alcuna influenza sugli altri e sull’ambiente. Conoscere questo principio, non significa solamente saper cambiare la propria polarità, ma anche quella degli altri, sempreché si attribuisca a quest’arte, tutto il tempo; l’attenzione, le prove, necessarie a rendersene padroni.
Il principio incorpora una grande verità: basta saperlo usare con pazienza ed intelligenza. «Si può neutralizzare il ritmo con un’adeguata applicazione dell’arte della polarizzazione».
Il principio del ritmo, come ormai avrete appreso, si manifesta sia sul piano fisico che su quello mentale, causando, secondo l’oscillazione del pensiero mentale, che va da un’estremo all’altro del sentimento, la strabiliante sequenza di emozioni, stati d’animo, sentimenti diversi, che ben conosciamo. Sapete anche che, con la legge di neutralizzazione, è possibile, su larga scala, dirigere le manifestazioni del ritmo nella coscienza, questo perché, vi è stato insegnato, oltre al piano di coscienza ordinario, ne esiste un altro più elevato, innalzandosi sul quale (mentalmente), si fa sì che l’oscillazione del pendolo mentale si manifesti solo sul secondo. In questo modo, soffermandosi sul piano più alto, ci si sottrae alla sensazione dolorosa che sempre accompagna l’oscillazione a ritroso; il tutto avviene mediante la polarizzazione dell’«io» più elevato, che innalza le vibrazioni mentali dell’« ego » al di sopra della coscienza ordinaria.
Come già accennato, tale processo può essere paragonato al «sollevarsi al di sopra di una cosa e lasciarla scorrere sotto di noi».
Ciò riesce all’ermetista progredito che, soffermandosi sulla sua affermazione di essere», lascia che il pendolo mentale oscilli all’indietro sul piano più basso, evitando con ciò di invertire la sua polarità, ma, pur se in misura minore, anche da qualsiasi individuo, dotato di una forte personalità, sia o meno a conoscenza della legge, mediante il semplice rifiuto di farsi portare indietro dal pendolo delle emozioni.
Quel che non va scordato è che il principio del ritmo è indistruttibile; potete solo vincere una legge controbilanciandola con un’altra in modo da ottenere l’equilibrio. «Niente sfugge al principio di causa ed effetto, anche se molti sono i piani di causalità; inoltre è possibile usare le leggi del più alto per trionfare su quelle del più basso».
Gli ermetisti, innalzandosi ad un più alto piano di causalità, divengono causanti, anziché causati, così, con la padronanza dei loro stati d’animo e dei sentimenti, neutralizzano il ritmo e sfuggono all’azione della causa e dell’effetto sul piano ordinario. Mentre le masse sono trasportate dall’ambiente, lasciando prevalere gli altrui desideri sui propri, le tare ereditarie, le suggestioni esterne, tanto da vivere come pedine ignare sulla scacchiera della vita, essi, mettendosi al di sopra di tutte queste cause, si creano nuovi caratteri, dominano impulsi e sentimenti ed ottengono così nuove qualità e poteri, dominando l’ambiente e trasformandosi da pedine, in giocatori.
Resti chiaro però, che anche queste persone sono soggette al principio dei piani più alti e devono obbedire alle leggi superiori; pur tuttavia, lo riportiamo, sui piani più bassi essi sono dei dominatori.
Né si oppongono al principio, poiché i saggi sanno che, comprendere la legge ed aderire ad essa, significa metterla in funzione in luogo dell’esserne schiavi. Un po’ come un abile nuotatore, muovendosi a suo piacimento, segue se occorre le onde, piuttosto che essere trasportato da una parte all’altra dai flutti. «Chi comprende tutto questo, è assai innanzi sul sentiero».
Per concludere, vogliamo ancora una volta accentrare la vostra attenzione sulla massima: «La vera trasmutazione ermetica è un’arte mentale».
Con ciò si rende lustro al principio che dice che la grande opera di dominio sul proprio ambiente è fatta grazie alla potenza mentale, quindi esso può essere influenzato solo dalla mentalità.
E’ questa la spiegazione di ogni fenomeno o manifestazione mentale che, negli ultimi vent’ anni, ha suscitato tanto scalpore ed attratto tante persone. Al di là di ogni scuola o dottrina, rimane, inalterato nel tempo, l’eccelso principio della sostanza mentale dell’universo.
Se è vero, come è vero, che la natura dell’universo è mentale, la trasmutazione mentale deve poterne cambiare stati e fenomeni. E la mente deve essere la sovrana incontrastata di ogni sua manifestazione.
Comprendete questo, e i miracoli e i prodigi non vi sembreranno più tali.
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